
La nostra Storia
Il Caseificio
Fin dal 1953, il Caseificio Sociale di Casola è un punto di riferimento per la produzione artigianale del Parmigiano Reggiano DOP nell’Appennino modenese. Situato lungo la strada che collega Montefiorino a San Pellegrino in Alpe, il caseificio è stato rinnovato negli anni ’90 e nei primi anni 2000, mantenendo intatta l’anima cooperativa e il legame con il territorio. Nel tempo, il lavoro e l’esperienza dei nostri casari hanno contribuito a definire l’identità unica delle nostre produzioni.


Allevamento
e Produzione
In un ambiente tipicamente montano, le undici stalle che oggi fanno riferimento al caseificio sono piccole o piccolissime, e conferiscono il latte di circa 350 vacche.
Tutte e stalle utilizzano il metodo di alimentazione tradizionale con foraggi autoprodotti sai soci conferitori, anche verdi quand'è stagione. Nonostante le stalle siano molto piccole, la stabulazione delle mucche è libera.
Questo caseificio aderisce
al Progetto Qualità Prodotto di Montagna
Dal 2013 è stata introdotta con regolamento Ue 1151/12, la dicitura “Prodotto di Montagna” per classificare i prodotti alimentari aventi origine nelle aree di montagna dell’Unione Europea.
Il Parmigiano Reggiano è il più importante prodotto Dop ottenuto in montagna, con oltre 110 caseifici ubicati in montagna e oltre 1.200 allevatori che, ogni giorno, contribuiscono a fortificare l’economia e a preservare l’unicità del territorio montano di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Proprio per dare maggiore sostenibilità allo sviluppo della montagna e offrire ai consumatori garanzie aggiuntive legate, oltre all’origine, anche alla qualità del formaggio, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha definito il “Prodotto di Montagna – Progetto Qualità Consorzio”.
Requisiti per la certificazione:
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100% latte munto in stalle nelle zone di montagna
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Più del 60% dell’alimentazione delle vacche è coltivata in zona di montagna
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Caseificio e stagionatura fino a 12 mesi minimo, in zona di montagna
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Selezione qualitativa a 24 mesi con valutazione “al martello” degli esperti del Consorzio
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Valutazione sensoriale (gruppo d’assaggio) e analisi composizione chimica
Il processo di Lavorazione del Parmigiano Reggiano
La raccolta del Latte
Per "fare" il Parmigiano Reggiano sono necessarie due raccolte di latte: una alla sera ed una alla mattina.
Il latte della mungitura serale, versato in appositi contenitori larghi e bassi chiamati affioratori, è lasciato riposare tutta la notte durante la quale la panna affiora naturalmente in superficie. La "panna", la parte grassa del latte sarà utilizzata per produrre il nostro burro.
Il latte intero, dopo una notte di riposo è diventato latte scremato.
Alla mattina è trasferito nelle tipiche caldaie di rame a forma di cono rovesciato facendo molta attenzione a non far scendere anche la panna: a questo punto viene aggiunto il latte intero della mungitura della mattina.
Le proporzioni di latte scremato e di latte intero dipendono dal casaro: le scelte sono in funzione del clima e del latte. Già in questa prima fase si determina la bontà del Parmigiano Reggiano.


Il latte si trasforma e nasce il Parmigiano Reggiano
La trasformazione del latte in Parmigiano Reggiano avviene in tre fasi distinte: Il Riscaldamento, la Spinatura e la Cottura.

Prima fase,
il Riscaldamento
Una volta deposto il latte nelle caldaie si comincia a scaldarlo lentamente.
Durante questa fase viene aggiunto il siero innesto, ricco di fermenti lattici vivi ottenuti dal siero della lavorazione del latte del giorno precedente.
Quando il latte raggiunge la temperatura di circa 30°C viene aggiunto il caglio e dopo un'accurata miscelazione si lascia riposare per circa 8/10 minuti affinché avvenga la coaugulazione.
Seconda fase,
la Spinatura
Ora che il latte è "cagliato" si controlla la densità del coagulo per poterlo "spinare", cioè ridurlo in tanti piccoli granuli con l'apposito strumento denominato "spino".
L'operazione di spinatura termina quando tutti i microgranuli hanno raggiunto la stessa dimensione di circa un chicco di riso.
Terza fase, la Cottura
Siamo giunti alla terza fase, la cottura che serve a far perdere umidità ai granuli.
Si porta gradualmente la temperatura a 55°, i microgranuli si depositano sul fondo della caldaia: sono lasciati riposare per circa 50 minuti affinché la massa si compatti e possa essere estratta.
Trascorsi i 50' il casaro estrae con una pala di legno la massa caseosa e l'avvolge in una tela di lino: successivamente la massa è tagliata in due parti e ciascuna di esse è posta in uno stampo detto fascera. Nascono così due forme di Parmigiano Reggiano!

Il Parmigiano Reggiano prende forma
Le forme di giornata vengono girate due volte cambiando la tela per farne perdere l'umidità; la terza volta viene tolta la tela e inserita la fascia di plastica rilasciata dal Consorzio del Parmigiano Reggiano.
Questa fascia è posta tra la forma e la fascera e durante la notte imprime i seguenti marchi:
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I puntini con la scritta Parmigiano Reggiano
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Il numero di matricola che identifica il caseificio di produzione
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Il mese e l'anno di produzione
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Il bollo CE
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La scritta DOP


Il giorno dopo le forme sono trasferite, per uno o due giorni in un'apposita fascia d'acciaio che gli conferirà la caratteristica forma bombata.
Al termine di questo periodo avviene la salatura: per circa 20 giorni le forme rimangono immerse in una soluzione satura di sale da cucina e acqua. La salatura avviene per assorbimento.
Terminata la salatura si conclude la parte produttiva, durata circa un mese e inizia il periodo della stagionatura: le forme sono ora poste a stagionare sulle assi di legno del magazzino di stagionatura dove la temperatura e l'umidità sono mantenute costantemente sotto controllo.
Il periodo di riposo dura almeno un anno: durante questo periodo ogni dieci giorni, la forma è controllata, rigirata e spazzolata.
La fase della stagionatura è un passaggio cruciale per ottenere un ottimo Parmigiano Reggiano.